Soffrire di obesità ai tempi del COVID-19

Il 22 ottobre 2020 l’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha convocato una riunione virtuale di esperti e rappresentati di vari Paesi, tra cui l’Italia, per discutere sul ruolo dell’obesità in pazienti con SARS-coV-2 (COVID-19).


Molti studi hanno evidenziato come, anche in giovani adulti, la presenza di obesità come fattore indipendente, ovvero anche in assenza di altri disturbi, aumenti il rischio di complicanze gravi e morte in persone affette da SARS-coV-2.


Una persona che soffre di obesità importante può credere di risolvere il proprio problema di peso in tempi sufficientemente stretti per affrontare la pandemia in corso? Personalmente mi sono interrogata su come dovremmo sfruttare queste informazioni sul SARS-coV-2 e obesità. È forse utile spaventare le persone che soffrono di obesità? Dalla mia esperienza no.


La notizia che mette in relazione il sovrappeso con l’aumentato rischio da tale infezione sta circolando da qualche tempo e certamente per alcuni può essere utile per una presa di consapevolezza e per creare una motivazione finalizzata al controllo del peso e dello stato di salute.


L’obesità è di per sé associata a diversi problemi di salute, ma quest’ultimo pericoloso virus ha sensibilizzato anche i più distratti che avevano la tendenza a minimizzare le conseguenze derivanti dall’obesità.

In altri casi, invece, la discrepanza che si è verificata in questi ultimi mesi tra il pericolo del sovrappeso e la maggiore esposizione a tutto ciò che lo favorisce, ha avuto l’effetto opposto a ciò che ci si potrebbe attendere.


Nella situazione attuale come è già accaduto durante il lockdown della scorsa primavera, la limitazione di movimento delle persone e lo stare molto in casa, può aumentare la difficoltà di accesso a cibi salutari, può causare una continua esposizione alle grandi scorte di cibo e può portare ad eccedere nelle porzioni, a non riuscire a fare sufficiente attività fisica e ad avere difficoltà ad accedere ai servizi per la cura.


Io tratto il problema dell’obesità da oltre 25 anni e ho appreso, prima di tutto dai miei pazienti, che le ragioni che motivano a un cambiamento stabile non sono quelle offerte da noi professionisti, piuttosto quelle che loro stessi ritengono importanti.


In generale perseguire uno stato di salute ed evitare la malattia, sono tra le motivazioni più solide e condivise dalla maggioranza. Ma terrorizzare con le conseguenze di questa infezione ha paralizzato coloro che avrebbero più vantaggi nel controllare il peso, che invece di avere un comportamento pro-attivo si sono chiusi nella solitudine delle loro dimore, hanno procrastinato le cure e hanno cercato conforto nel modo abituale, col cibo. Non è un caso che altri studi abbiano messo in relazione un aumento del consumo di alimenti poco salutari (junk food) e il lockdown.


Quindi che fare?

Prima di tutto noi professionisti che ci occupiamo di salute dovremmo avere un atteggiamento meno giudicante. Che il virus uccida maggiormente chi è in sovrappeso è un’informazione utile a noi professionisti per trovare delle strategie per mettere le persone in sicurezza e non per spaventarle. Dovremmo trovare dei modi per essere più accoglienti verso coloro che soffrono di obesità, dare prospettive realistiche di perdita di peso e informare dei vantaggi anche di una moderata perdita di peso che sappiamo quanto sia importante anche su altri aspetti della salute.

Un calo di peso del 5% si associa a una riduzione dei fattori di rischio cardiovascolari (Jensen et al., 2014) e previene l’insorgenza del diabete di tipo 2 nei soggetti con pre-diabete, mentre un calo del 10% del peso si associa alla riduzione della mortalità cardiovascolare (Gregg et al., 2016). Uno studio recente ha dimostrato che un calo di peso del 15% porta alla remissione del diabete di tipo 2 nei pazienti con diabete di durata inferiore ai sei anni (Lean et al., 2018).


Infine dovremmo ricordare prima di tutto a noi stessi e anche ai pazienti, che soffrire di obesità è una malattia e non una colpa.


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