Lockdown: che cosa è successo a chi ha problemi di peso?

Io c’ero, come nutrizionista che si occupa di disturbi del comportamento alimentare e del peso. Chi come me segue persone con gravi problemi di obesità, anoressia nervosa, bulimia nervosa, binge eating disorders e tutti quei disturbi restrittivi ed evitanti dell’alimentazione ha avuto l’occasione di studiare un campione numericamente grande di persone con questi problemi e lo stesso comune denominatore: la quarantena.

Su dieta e alimentazione si è parlato molto in questo periodo e molto a sproposito: c’era chi cercava di cavalcare l’onda dell’epidemia speculando sulla paura, propinando diete “vendute” come rimedi anti-Covid-19. Altri , in buona fede, cercavano di adattare le loro convinzioni su diete, supplementi e altri rimedi più o meno naturali per rinforzare le difese immunitarie. Il risultato in un momento di infodemia è stato il caos nelle persone che non sapevano orientarsi scambiando l’abc di una alimentazione equilibrata che dovremmo rispettare sempre, con l’abuso di vitamine o spremute di limone in acqua bollente. Si aggiunga che se un professionista autorevole fa tanto di dire che la tal vitamina o la tal altra è importante per qualcosa e si dimentica di aggiungere che la dieta sana è la somma di tutto ciò che mangiamo e non l’assunzione di un singolo nutriente, beh quanto meno fa la ricchezza di un produttore di integratori. Intanto chi sperava di evitare la malattia ingurgitando pillole, beveroni o tè allo zenzero se non ha fatto di tutto per evitare il contagio, ha rischiato grosso!

Ancora più grave è il fai da te. Infatti un nutrizionista su quattro durante il lockdown ha interrotto completamente l’attività. Non solo si è ridotto il numero dei nuovi pazienti, ma nel 75% dei casi si sono interrotti i percorsi di cura già intrapresi.

Chi aveva già un problema grave ha dovuto rinunciare alle cure, un po’ per adeguamento al piano d’emergenza che ha sospeso o ridotto al minimo l’offerta e un po’ per la paura di uscire di casa nonostante venissero garantite le misure precauzionali per evitare il contagio.

Non parlo di chi teme di sfigurare con la prova costume e adesso cerca un rimedio tanto fast quanto pericoloso nelle conseguenze per rientrare nello stesso costume dell’estete scorsa senza comprendere che certe scelte le pagherà in termini di salute e con un recupero di tutto il peso perso e qualche chilo in più con l’autunno, per poi ritrovarsi con un problema peggiore a Natale. L’allarme riguarda un aggravamento dei quadri clinici legati ai disturbi dell’alimentazione e dell’obesità. Quello che è emerso è stato una ricaduta o un peggioramento della patologia e la comparsa di disturbi dell’alimentazione ex novo. Un peggioramento dell’obesità e delle comorbilità mediche e psichiatriche di queste patologie, aggravate anche da una inadeguatezza dell’offerta dei trattamenti nel corso dell’emergenza.

Nel caso di un disturbo alimentare che ha come centralità l’eccessiva valutazione del peso e delle forme del corpo, la paura di un contagio in sè non ha costituito una preoccupazione. Piuttosto ha giocato un ruolo negativo la sensazione di perdita di controllo della situazione: l’impossibilità di aderire alla routine giornaliera di movimento e attività fisica, la riduzione della disponibilità di alcuni alimenti, per alcuni la impossibilità di recarsi regolarmente nei negozi di fiducia e fare la spesa in libertà. Come conseguenza è aumentato il timore di aumentare di peso, portando a ulteriori restrizioni dietetiche, senza contare il fatto che le abbondanti scorte alimentari presenti in casa rappresentano uno stimolo pericoloso in alcuni casi, con un rischio di aumento di perdite di controllo, abbuffate e metodi di compensazione come il vomito autoindotto e altri comportamenti pericolosi ed estremi di controllo del peso. L’isolamento forzato ha accentuato la marginalizzazione che già appartiene a molte persone che soffrono di questi problemi. Anche la forzata e prolungata convivenza con i familiari per alcuni ha generato o accentuato le difficoltà interpersonali. Non ultimo, la malnutrizione ha esposto a un maggior rischio di infezione, a maggiori complicanze e a prognosi peggiore. Paradossalmente, le persone che avrebbero avuto maggior bisogno di assistenza, sono state le più pregiudicate dal contesto attuale.

E ora che le misure si sono allentate le persone si trovano in una condizione di aggravamento e molti hanno sviluppato una sensazione di fallimento che rende difficile la ripresa.

Anche nel caso dell’obesità la situazione è peggiorata. In questi pazienti la paura del contagio è una preoccupazione tutt’ora forte, avallata anche dal fatto che chi ne soffre ha anche un maggiore rischio di complicanze mediche nel caso di contagio. In Inghilterra il 73% dei pazienti ricoverati in Terapia Intensiva per CoronaVirus soffriva di sovrappeso o di obesità. In Italia non ho trovato dati affidabili ma la situazione è simile.

Le persone con obesità hanno vissuto un maggiore stigma nella interruzione delle cure a causa dell’emergenza. Questo ha rafforzato l’idea che non meritino adeguate attenzioni sia per l’eccesso di peso sia per le patologie comorbilitanti come il diabete, l’ipertensione e altro. La conseguente interiorizzazione dell’essere persone prive di volontà si è espressa nella interruzione dei comportamenti funzionali alla perdita di peso intrapresi nei percorsi di cura precedenti all’emergenza.

Anche in questo caso hanno giocato un ruolo sfavorevole la rottura della routine, un aumento di occasioni in cui mangiare sia a causa delle abbondanti scorte di cibo, sia per la noia che ha portato a cucinare maggiormente. Questo ha anche aumentato la procrastinazione della presa di cura che già appartiene a molte persone con obesità. L’impossibilità di muoversi e l’aumento di cibo hanno determinato una crescita di peso che è stata interpretata come un fallimento fino alla rinuncia del progetto di perdere peso per la salute.

Ma non è tardi, questo va detto. È ancora possibile trasformare la caduta in una scivolata e riprendere dal punto in cui la vita era stata interrotta. Per coloro che soffrono di eccesso di peso e temono di salire sulla bilancia il primo passo è proprio quello di pesarsi e poi cercare un aiuto concreto in un professionista che sia specializzato nel trattare l’obesità e non un venditore di diete o rimedi simili… Chi ha un disturbo dell’alimentazione deve subito riprendere contatto con il professionista o il centro specializzato per il suo problema, o cercarne uno ex novo se non era in cura. Ricordo che non basta essere nutrizionista o psicologo per sapere trattare questi problemi, bisogna affidarsi a professionisti che abbiano una preparazione specifica.

Noi professionisti invece dobbiamo cercare di fare fronte alle nuove richieste garantendo livelli di attenzione altamente precauzionali per evitare il contagio con tutti i mezzi possibili, incluso un aggiornamento costante con organi ufficili come i FAD (formazione a distanza) messi a disposizione dai nostri ordini professionali e dall’Istituto Superiore di Sanità. Non dobbiamo limitarci a saper rispondere circa la nostra materia, ma anche a proposito della emergenza in atto, come evitare il contagio e stare in salute. Dobbiamo capire quali sono i nuovi bisogni e quindi offrire anche alternative valide di terapie a distanza per non obbligare le persone a venire di persona se non sono ancora in grado di farlo.

La necessità di garantire la prosecuzione dei trattamenti ha indotto ad implementare nuove strategie di terapie a distanza. In tal senso la terapia cognitivo comportamentale migliorata (CBT-E) somministrata a distanza (CBT-E online) si sta dimostrando una buona soluzione e le esperienze messe in atto in questo periodo a livello di terapia ambulatoriale lo confermano (Murphy, Dalle Grave, et al. 2020).

L’esperienza originata dall’attuale emergenza sanitaria a livello mondiale, ha stimolato la ricerca di soluzioni comuni a molti livelli di cura che non erano ancora state messe in conto. Tutto ciò se opportunamente verificato, porterà a nuove conoscenze sullo sviluppo della terapia dell’obesità e dei disturbi dell’alimentazione.


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