I miei Eroi

Aggiornato il: lug 2




Abbiamo bisogno di eroi, soprattutto in questi giorni, e li abbiamo trovati: negli infermieri coi volti trasfigurati dalla stanchezza, nei medici con gli sguardi attoniti imprigionati nelle terapie intensive. Abbiamo fatto la fine di Golia contro Davide, sconfitti da un piccolo virus che ci ha strappato le ultime illusioni di eternità. Perché a quel tipo di morte non ci eravamo più abituati e forse nemmeno alla morte per qualsiasi causa…

Anche io ho trovato i miei eroi, li ho cercati nei volti terrorizzati delle persone che hanno smesso di vivere, che si sono barricate in casa e ancora temono per il virus e anche di non essere accolte nelle loro richieste di cura. Si tratta di chi soffre di obesità, una condizione che fa da amplificatore alle conseguenze nefaste del contagio.

L’uomo ha anche bisogno di colpevoli, capri espiatori su cui puntare il dito, ed ecco che molti pensano che chi soffre di obesità sia un ingordo mangione, pigro e stupido e che non sia giusto imballare le terapie intensive da chi è causa dei propri mali e quindi può anche morire! In questo contesto non c’è da stupirsi se il conduttore televisivo Jort Kelder ha fatto la seguente affermazione: “Inutile salvare gli anziani obesi e fumatori, moriranno entro due anni”

Ad oggi gli studi che hanno messo in relazione la severità del Covid-19 e lo stato di salute precedente al contagio delle persone, hanno evidenziato una correlazione con l’obesità. In uno studio inglese (1) su 430 mila partecipanti, è emerso che il rischio di un decorso più severo è del 44% più alto tra le persone in sovrappeso e doppio tra chi soffre di obesità.

In un altro studio (2) dalla analisi delle cartelle cliniche di 17 milioni di persone, risulta che il rischio di morte legato al coronavirus aumenta con il grado di obesità: in particolare del 27% nelle persone con obesità di primo grado e più del doppio con obesità di grado maggiore.

L’Intensive Care National Audit & Research Centre ha pubblicato un report preliminare su 2249 pazienti covid-19 ricoverati in terapia intensiva sempre in Gran Bretagna dal quale si rileva che il 73,4% erano in sovrappeso (BMI maggiore o uguale a 25) e il 37,7% erano in obesità (BMI maggiore o uguale a 30) (3)

Il 25 giugno, il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) statunitense ha riportato che, nelle persone di qualsiasi età, le seguenti condizioni mediche di base possono aumentare il rischio e la gravità del covid-19: malattia renale cronica; broncopneumopatia cronica ostruttiva; stati di immunodepressione; obesità (con BMI di 30 o superiore); gravi condizioni cardiache; anemia falciforme; diabete mellito di tipo 2.

Anche in Italia risulta che i pazienti con età inferiore a 50 anni deceduti per covid-19 presentavano, tra le patologie preesistenti, diabesità, ovvero la presenza di obesità e diabete .

All’obesità viene data una certa importanza per molti motivi. Innanzitutto è una condizione che porta ad un aumento di citochine infiammatorie che contribuiscono all'aumento della morbilità in caso di infezione da coronavirus Sars-Cov 2.

L’eccesso di tessuto grasso favorisce

anche una maggiore presenza di recettori ACE2 a cui si lega il virus stesso per entrare nelle cellule. Inoltre l’obesità è associata a una riduzione della funzione polmonare, non solo del volume della riserva espiratoria ma anche della capacità funzionale e della conformità del sistema respiratorio.

Le osservazioni che oggi ci permettono di descrivere le categorie più a rischio sono premesse importanti per condurre studi più approfonditi per capire come prevenire le conseguenze più gravi in caso di contagio. Ma com’è possibile che qualcuno possa pensare che tutto questo sia servito per discriminare chi merita di essere curato e chi no, sulla base dell’aspettativa di vita?

Intanto c’è chi si è già mosso per trovare altri colpevoli. Perchè sia chiaro che viviamo in un ambientein cui è difficile non sovraconsumare calorie. Inoltre i cibi ultra-processati, ricchi di zucchero, sale e grassi saturi, con prezzi molto competitivi, rischiano di essere ulteriormente favoriti in un momento di crisi economica come quello attuale.

Non è un caso che nelle prime fasi dell’emergenza, a seguito dell’insicurezza economica e degli assalti ai supermercati, i consumatori si sono ritrovati ad acquistare ancora più cibi trasformati e a lunga conservazione. Lo stare chiusi in casa, l’impossibilità di muoversi ha fatto il resto e così ciò che avrebbero dovuto evitare per preservare lo stato di salute si è amplificato al punto da aggravarlo e renderli più vulnerabili in caso di contagio.

La buona notizia è che oltre ai giustizieri che decidono della vita e della morte con ragioni prive di fondatezza e umanità, ci sono molti che stanno cercando il modo di renderci tutti più forti.

Sappiamo che certi comportamenti sono modificabili e che un sano stile di vita che include anche una certa alimentazione può fare la differenza, al punto da non dover sacrificare nessuno. É arrivato il momento di agire anche in questo senso.

(1) preprint Modifiable and non-modifiable risk factors for COVID-19: results from UK Biobank

Frederick K Ho*1, Carlos A Celis-Morales*1,2, Stuart R Gray, S Vittal Katikireddi1, Claire L Niedzwiedz1, Claire Hastie1, Donald M Lyall1, Lyn D Ferguson2, Colin Berry2, Daniel F Mackay1, Jason MR Gill2, Jill P Pell**1, Naveed Sattar MD**2, Paul Welsh**2
*Joint first authors Joint senior

(2) Monique Tan PhD researcher, Feng J He professor, Graham A MacGregor

Obesity and covid-19: the role of the food industry The viral pandemic makes tackling the obesity pandemic even more urgent

BMJ 2020;369:m2237 doi: 10.1136/bmj.m2237

(3) (https://www.icnarc.org/Our-Audit/Audits/Cmp/Reports).

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